Nella prima conferenza programmatica di Agens, associazione aderente a Confindustria, l’AD di FS, Ferraris, sottolinea che per decongestionare le strade sia sia necessario intervenire sulla rete ferroviaria italiana. FS investirà 125 miliardi in 10 anni: l’ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture è prioritario da nord a sud e sono tante, infatti, le opere, anche nell’ambito del PNRR, vedono il Gruppo FS impegnato ad aumentarne la capacità per trasferire in modo efficiente passeggeri e merci. L’obiettivo è quello di far crescere la ferrovia del 20% in 10 anni, sviluppando anche la logistica del primo e ultimo miglio.

Nessun cantiere bloccato, zero lavori rinviati e 2,5 miliardi destinati ad accelerare i cantieri strategici che già oggi hanno bisogno di risorse e beneficiano anche del PNRR.

Il MIT informa che, in accordo con RFI, proporrà al CIPESS del 20 luglio p.v. l’utilizzo di tutti i fondi disponibili e accantonati (ma nei fatti congelati almeno fino al 2024) per impiegarli subito e garantire la giusta liquidità alle imprese.

Da parte del MIT c’è l’impegno di finanziare tutte le opere nel rispetto dei cronoprogrammi. Nello specifico, verranno accelerati alcuni interventi non rinviabili, tra cui il nodo di Genova e Terzo Valico dei Giovi, adeguamento prestazionale e upgrading corridoio TEN-T Baltico-Adriatico e Mediterraneo e linee afferenti, corridoio TEN-T, Scandinavia – Mediterraneo porti Adriatico e Mezzogiorno e linee afferenti, programma nazionale ERTMS, telecomunicazioni e GSM-R, adeguamento prestazionale e upgrading corridoio TEN-T Scandinavia – Mediterraneo porti Tirreno e linee afferenti, upgrading infrastrutturale e tecnologico nodo di Milano, Roma e Firenze, porto di Trieste vari upgrading infrastrutturali e tecnologici nodi-bacini- direttrici.

Informiamo che la Commissione Europea ha presentato lo scorso 11 luglio il Greening Freight Package che contiene misure dirette a rendere il trasporto merci più efficiente e sostenibile, attraverso una migliore la gestione dell’infrastruttura ferroviaria, con incentivi per l’utilizzo di autocarri a basse emissioni e fornendo migliori informazioni sulle emissioni di gas a effetto serra del trasporto merci.

La finalità delle tre proposte legislative presentate è l’aumento dell’efficienza all’interno del settore, contribuendo all’obiettivo di ridurre le emissioni dei trasporti del 90% entro il 2050, come stabilito nel Green Deal europeo, consentendo allo stesso tempo al mercato unico dell’UE di continuare a crescere.

Si allega proposta di Regolamento sulla capacità finanziaria.

È stata firmata al Mit dal vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e dal Consigliere Federale e Capo del dipartimento federale dell’ Ambiente, dei Trasporti, dell’Energia e delle Comunicazioni della Confederazione svizzera Albert Rösti una dichiarazione d’intenti sulla cooperazione bilaterale per la realizzazione delle opere di potenziamento delle infrastrutture ferroviarie e dei servizi di trasporto ferroviario tra Italia e Svizzera.

Entro il 2035 i due Stati prevedono di implementare il trasporto su ferro sia per le merci che per il traffico viaggiatori, rendendo attrattiva l’offerta e realizzando i necessari interventi sull’infrastruttura al fine di garantire un’adeguata capacità di servizi. 

Nel corso del cordiale incontro si sono affrontati i temi della tutela dell’ambiente e dei trasporti green: è stata sottolineata l’importanza da parte dei due leader politici di coniugare sviluppo e investimenti ecologici. Salvini ha ricordato come il 41% dei treni ogni giorno transiti ai valichi dalla Svizzera e che tale dato è incoraggiante perché è la prova che investire sulle infrastrutture sostiene l’economia e lo sviluppo dei territori.


“Stiamo investendo sulla nuova diga foranea del Porto di Genova – ha dichiarato Salvini – oltre ad adeguare progressivamente le banchine del porto e investire sul Terzo Valico ferroviario dei Giovi (con apertura all’esercizio per fasi prevista a partire dal 2024) e portare avanti altri interventi infrastrutturali finalizzati all’ampliamento della capacità di traffico”.


L’incontro si è concluso con l’augurio di Salvini che continuando ad investire sul corridoio Reno-Alpi il Porto di Genova diventi il principale porto commerciale di riferimento per la Svizzera.

Ministero Infrastrutture e Trasporti

Contratto di programma RFI-MIT: audizione Di Patrizi, Vice Presidente Confetra e delegato di FerCargo

Il contratto di programma è apprezzabile come gli investimenti previsti per il comparto ferroviario, che dovrebbero riguardare in misura maggiore l’ultimo miglio, terminal e interporti. Gli investimenti sono vitali per lo sviluppo e per l’allineamento ai parametri indicati dall’UE, ma devono avere meno impatto possibile sulle imprese che operano sulla rete, per quali dovrebbe essere previsto un sistema di ristoro per i disagi arrecati.  

La richiesta dell’apertura di un Tavolo con RFI sarebbe, quindi, auspicabile, per programmare meglio i lavori.

Il rischio che si corre è alto: da un lato, linee efficienti e, dall’altro, imprese ferroviarie che potrebbero trovarsi in crisi.

Infine, sull’attuazione dell’ERTMS ha richiesto un’attenzione particolare affinché l’attrezzaggio delle locomotive vada di pari passo con quello delle linee per non creare blocchi alla circolazione.

Tematiche poste all’attenzione del Ministero di Porta Pia sono la crisi energetica, burocrazia e lavori previsti da PNRR che impattano gravemente sul comparto.

In una lettera congiunta le tre rappresentanze sottolineano la sofferenza delle imprese per il perdurare della crisi energetica e la burocrazia che ha fermato le poche risorse messe a disposizione e i provvedimenti attuativi che aiuterebbe le imprese, ma anche per le interruzioni ferroviarie previste per la realizzazione delle opere PNRR.

Al riguardo, hanno chiesto al Ministro dei Trasporti di avviare un confronto permanente con gli operatori per accompagnare il settore in questa fase molto complessa e trovare soluzioni condivise che aiutino il suo sviluppo.

Il professor Oliviero Baccelli (Bocconi) e le chance di crescita del nostro Paese.

Fondi e progetti del PNRR riguardano anche le opere infrastrutturali per il settore dei trasporti.

“Si tratta di una delle priorità collegata sia ai temi della sostenibilità ambientale e sociale sia a quelli del lavoro e della competitività del sistema manifatturiero itali ano”, spiega il professor Oliviero Baccelli, direttore del Master in economia dei trasporti e d Priorità che, come per tante altre piccole e grandi opere pubbliche, si scontra con i tempi lunghissimi per realizzarle.

“Indubbiamente esiste il tema delle tempistiche incredibilmente lunghe per la progettazione, gli appalti, l’apertura dei cantieri, le certificazioni e le omologazioni. Tempi dovuti però non solo alla frammentazione burocratica ma anche, ricordiamocelo, a un contesto urbanistico e morfologico dell’Italia molto più difficile rispetto a quello di altri Paesi”.

Detto questo, quali opere del PNRR faranno fare un salto di qualità al nostro sistema dei trasporti?

“Gli obiettivi indicati, per rispondere anche alla necessità di ridurre la dipendenza da combustibili fossili, riguardano innanzitutto il settore ferroviario e le direttrici internazionali, si pensi ai grandi valichi, per trasferire dalla strada alla rotaia i trasporti sulle medie e lunghe distanze riducendo i tempi e i costi degli interscambi e l’impatto ambientale sulle aree di pregio come quelle alpine. Un altro grande tema riguarda il flusso delle merci via nave rendendolo più sostenibile favorendo l’utilizzo di carburanti alternativi e intervenendo sulla portualità. Il PNRR invece non prevede, e forse è un errore, finanziamenti per il sistema aeroportuale e quello autostradale”.

Scorrendo l’elenco delle grandi opere ferroviarie quali potranno essere realizzate entro il termine stringente del 2026?

“Le direttrici internazionali attraverso i grandi valichi alpini non potranno vedere la luce prima del 2030-2032 mentre è pensabile che siano rispettati i tempi a cavallo del 2026-2027 per l’alta velocità tra Brescia e Vicenza e tra Napoli e Bari e il terzo valico sulla Milano-Genova”.

Il Giorno- Achille Perego

Non c’è solo la Torino-Lione, ma anche le linee internazionali tra la Francia e la Spagna a finire nel vortice delle polemiche politiche interne al paese d’Oltralpe ma anche a innescare dibattiti e malumori con gli stati confinanti. Tutto ha avuto inizio con un parere tecnico espresso dal Coi, il Conseil d’Orientation des Infrastructures, che è un organismo consultivo del ministero dei Trasporti francese. Il Coi, rispettando il compito per il quale è stato costituito, ha redatto un dossier sugli investimenti ferroviari analizzandoli nel dettaglio secondo il principio dei costi/benefici e prendendo in esame anche un ventaglio di ipotesi alternative.

Anche se i pareri del Coi non sono vincolanti per il Governo di Parigi, i risultati del suo dossier hanno subito infiammato il dibattito. In estrema sintesi il Conseil suggerisce di concentrarsi sui progetti ferroviari di importanza nazionale rispetto a quelli di respiro europeo, da qui la conclusione di rinviare nel tempo gli investimenti già ipotizzati sulle direttrici transfrontaliere Ten-T, come il corridoio Mediterraneo che interessa l’Italia con la Torino-Lione e il corridoio Atlantico che riguarda la Spagna con le due linee tra la Francia e la regione spagnola dei Paesi Baschi e quella verso Saragozza.

Per primo il dibattito si è acceso sulla Torino-Lione, ma in seguito è scoppiato anche il caso della Spagna, finito ora davanti alla commissione Trasporti del Parlamento europeo. Questo perché la Francia potrebbe rinviare al 2042 il progetto di potenziamento della tratta del corridoio Ten-T che collega il nodo ferroviario francese di Dax, a sud di Bordeaux, con Bilbao/Vitoria nei Paesi Baschi. Analoga sorte potrebbe toccare la direttrice posta più a est tra la francese Pau e la spagnola Saragozza, attraverso Huesca. L’Europa ritiene opportuno e vantaggioso tenere la barra ferma sull’ipotesi di avviare gli investimenti necessari entro il 2030, ma l’ultima parola spetta a Parigi.

Nel frattempo, tra smentite, dubbi e precisazioni resta aperto il dibattito sulla Torino-Lione. Che la Francia volesse sfilarsi dall’impegno di realizzare la tratta nazionale della nuova linea ad alta capacità, era cosa ormai abbastanza chiara, ancora prima del recente parere non vincolante dei Coi.

Ai più attenti non era sfuggita la “decision ministerielle” dell’8 aprile 2019 del ministero dei Trasporti in cui si suggeriva di impegnare le risorse sull’ammodernamento e il potenziamento della ferrovia Digione-Modane, quale tratta di accesso prioritaria al tunnel di base del Moncenisio (spendendo un decimo, 600 milioni contro oltre sei miliardi di euro).

Le ferrovie francesi Sncf venivano invitate solo a riesaminare “la coerenza e la tempistica, cercando di ottimizzare i costi e la gradualità degli interventi in modo da garantire la sostenibilità finanziaria del programma”. Detto in altri termini: se ne riparlerà in futuro, sicuramente non prima del 2040. Da qui è scaturito un vivace dibattito anche in Francia con una serie di esponenti politici ed economici che hanno preso posizione contro il rinvio. Finito all’angolo, il ministero si è dapprima trincerato dietro il parere non vincolante del Coi, poi all’apparenza ha fatto un passo avanti promettendo lo stanziamento di tre miliardi di euro per avviare la realizzazione della tratta francese della Torino-Lione secondo il progetto iniziale. Ma a ben guardare la somma è esattamente la metà di quanto servirebbe. Chi metterà gli altri fondi? Se non ci sarà una risposta positiva dall’Europa, sembra solo una mossa per prendere tempo.

Trasporto Europa – Piermario Curti Sacchi

Il primo treno è arrivato il 15 maggio 2023 a pochi mesi dal completamento della struttura inaugurata a inizio anno, ma solo nelle settimane successive si è arrivati alla piena operatività del terminal intermodale di Kouvola, il maggiore impianto realizzato in Finlandia. Il primo treno arrivato a Kouvola Rrt trasportava un pesante carico di legname, una merceologia tipica della regione nordica, ed è stato gestito negli amplissimi spazi aperti della struttura, tra i maggiori nel suo settore.

A confermare le dimensioni del terminal ferroviario finlandese basta un dato: mentre nel resto della rete europea per buona parte resta da raggiungere l’obiettivo della lunghezza dei binari di sosta o smistamento secondo il modulo standard di 750 metri, a Kouvola Rrt è possibile gestire treni lunghi oltre un chilometro e con un peso assiale di 25 tonnellate (in Italia il limite è di 22,5 tonnellate). Il terminal sviluppato da Railgate Finland e cofinanziato dall’Unione europea si trova nell’area logistica di Kouvola Tehola all’incrocio tra la principale rete stradale e ferroviaria del sud della Finlandia.

Le infrastrutture della regione, esempio unico in Finlandia, sono ricomprese in due corridoi transeuropei Ten-T, il Mare del Nord-Baltico e lo Scandinavo-Mediterraneo. Da Kouvola a raggiera si raggiungono a est i collegamenti portuali di Hamina e Kotka, al centro Helsinki e a occidente Turku e Naantari. Il terminal di Kouvola è gestito con la formula dell’accesso aperto a tutti gli operatori non essendo nella disponibilità di un’unica società in via esclusiva. L’area logistica in rapido sviluppo è composta da circa 200 aziende specializzate.

Il progetto del terminal è stato sviluppato in un momento delicato per le relazioni internazionali: pensato per operare anche con la Russia e verso la Cina, dopo la guerra in Ucraina e le nuove prospettive geopolitiche, ha cambiato drasticamente la visione indirizzando l’attenzione verso i corridoi europei comunitari. Inoltre, non è esclusa in futuro una stretta relazione anche con Rail Baltica, il nuovo corridoio ferroviario internazionale lungo 870 chilometri che collega le tre repubbliche baltiche, Estonia, Lettonia e Lituania con la Polonia. L’opera in avanzata fase di progettazione e realizzazione comporta investimenti per circa sei miliardi di euro, cofinanziati per l’85% dall’Unione Europea.

La linea ad alta capacità di Rail Baltica, a doppio binario, adotta lo scartamento standard di 1435 mm e quindi interoperabile con tutti i paesi europei e non quello largo di tipo russo presente in tutta la regione baltica, Finlandia compresa. Anche se le ferrovie di Helsinki hanno escluso l’ipotesi di adottare in modo diffuso lo scartamento europeo, non è esclusa la possibilità di estendere il doppio scartamento in tutti i raccordi di confine. Rail Baltica avrà il sistema di segnalamento europeo Ertms e sarà una linea a traffico misto, passeggeri e merci, dove i treni cargo potranno viaggiare fino a una velocità di 120 km/ora.

Trasporto Europa Piermario Curti Sacchi

Il piano di investimenti del gruppo Fs va avanti con Rfì, capofila del Polo infrastrutture del gruppo Fs, che ha aggiudicato 4 gare pubblicandone una quinta, per un valore totale di circa 600 milioni di euro. Gli investimenti puntano al potenziamento della rete ferroviaria, e provengono in pane dai fondi del Pnrr, e già circa l 80% dei fondi assegnati a Rfì sono in fase realizzativa. «Le gare odierne riguardano diverse regioni italiane, dal Nord al Sud della Penisola, dal Piemonte, alla Lombardia, dal Lazio, alla Sardegna, sino alla Sicilia» si legge in una nota societaria «e le aggiudicazioni di oggi fanno salire a 10,4 miliardi il valore delle gare assegnate nei primi mesi del 2023. E, se si prendono in considerazione i lavori aggiudicati e i cantieri in corso, si sale a 34,5 miliardi». Nel dettaglio è stata aggiudicata la gara per la progettazione esecutiva e la realizzazione dei lavori per l’interramento della linea tra Catania Acquicella e Bicocca (Catania) che vale 370 milioni. E nel Lazio è stata aggiudicata la gara per la progettazione esecutiva e la realizzazione dei lavori per il raddoppio della linea Campoleone-Aprilia (45 milioni).

Libero